Tina e Edward sono sulla terrazza del loro amico Paul. La loro visita non è casuale: quel giorno, il 26 aprile del 1926, migliaia di persone sfileranno per le strade di Città del Messico per ribadire i propri diritti nel bel pieno della Rivoluzione. Sono i lavoratori messicani, con i loro immancabili sombreros, e Tina non può perdere l’occasione di fare qualche scatto da quella posizione privilegiata: poter ritrarre la scena dall’alto, restituire un’idea di quello straordinario evento e della moltitudine riversata nelle strade, le sembra qualcosa di irripetibile. Edward si gode la scena ma non tradisce interesse per qualche scatto, lui la graflex la usa in studio, il movimento lo distrae dal suo perfezionismo.
Pop Naturalistico?
storie di fotografia e arteSe provassimo a viaggiare indietro nel tempo di almeno 50 anni, ci ritroveremmo nel bel mezzo di quel fenomeno artistico e culturale dalle enormi conseguenze (in particolar modo sulla fotografia) quale è stata la Popart.
Ad essa va associata l’esaltazione della fotografia come atto meccanico, ribaltando così le implicazioni “artistiche” rivendicate faticosamente dai fotografi dalla fine dell’800 in poi: la fotografia si afferma prepotentemente come medium dell’arte, tra gli altri, ma la sua esecuzione è nelle mani di artisti che, non essendo fotografi, perlopiù non ne conoscono la tecnica, né sono interessati alla ricerca della “bella” immagine.
Pre-visioni fotografiche
storie di fotografia e arteLa fotografia non è un accidente, è un concetto
Ansel Adams, 1943
L’Ansel Adams Mount si trova nella Sierra Nevada, nello Yosemite Park, ed è alto 3.584 metri.
Fu battezzato con questo nome nel 1985, un anno dopo la morte del fotografo americano, che amava particolarmente questa cima al punto che i suoi amici avevano deciso di chiamarla col suo nome già nel 1934, dopo che Adams li aveva guidati su quella vetta in una delle sue escursioni preferite.
