Kitsch o cattivo gusto?

storie di fotografia e arte

La diffusione dell’oggetto “kitsch” nasce per soddisfare il bisogno da parte della borghesia di fine ‘800 di acquisire atteggiamenti, comportamenti e gusti “nobilitanti”.

L’esperienza estetica può essere estremamente complessa rispetto ad un pubblico non educato, ma nella società di massa, allora nascente e oggi imperante, si vuole offrire lo stesso a tutti l’opportunità di godere dell’arte anche a distanza ed in una forma semplificata, riduttiva, che può divenire parodistica.

Il kitsch è meccanico e opera secondo formule. Il kitsch è esperienza vicaria e false sensazioni. Il kitsch muta a seconda dello stile, ma resta sempre lo stesso. Il kitsch è la sintesi di tutto quanto c’è di spurio nella vita del nostro tempo.

Clement Greenberg

Il termine kitsch, di origine incerta, nasce in ambito tedesco per identificare la cosiddetta “paccottiglia”.
Si diffuse largamente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento per designare genericamente prodotti che esibissero falsi valori estetici; è un concetto strettamente connesso a due fattori storici: la nascita delle democrazie e la rivoluzione industriale.

Il kitsch è una parodia dell’esperienza estetica

Theodor Adorno

John William Waterhouse, The Lady of Shalott, 1888, olio su tela, Tate Gallery Londra

John William Waterhouse, The Lady of Shalott, 1888, olio su tela, Tate Gallery Londra

Un esempio relativo all’epoca è questa celebre opera legata al contesto dei Preraffaelliti perché in essa tutto è didascalico, esasperato, patetico, ma allo stesso tempo tecnicamente ineccepibile. La mia impressione è che pretenda di trasmettere valori profondi, intellettuali o morali, che nell’immediato possono essere percepiti da un pubblico non abituato alla riflessione estetica, ma che si sgretolano nel loro stesso compiacimento.

Ma letteralmente il kitsch nasce quando, a partire da opere d’arte riconosciute, si riproducono imitazioni in serie che pretendono di conservarne l'”artisticità” originaria.

L’esclusività dell’arte viene ricercata dal ceto borghese per elevarsi culturalmente: se ne propone così una versione adeguata al livello culturale medio, “di consumo”: per far questo si sottraggono valori e significati altrimenti di difficile comprensione. In questo senso un carattere tipico è l’assenza di ironia, la pretesa “serietà” delle intenzioni.

schema del kitsch by notjustacamera.com

Molti sostengono che i nani da giardino siano kitsch. Beh, non è vero. Quantomeno inesatto. Il nano non pretende di essere qualcosa di diverso da un nano, personaggio della cultura popolare e in realtà moderno scacciatore del maligno nei giardini di mezza Europa. Probabilmente rappresenta bene il “cattivo gusto”, ma sbagliamo ad identificare questo col kitsch, che definisce invece qualcosa di molto più specifico, anche se è ormai entrato nell’uso comune con un significato generico.
Kitsch sono i vari David di Michelangelo e Donatello sparsi per le ville di molta campagna italiana (non a caso tipici delle residenze dei boss mafiosi, che hanno l’urgente necessità di mostrarsi “arrivati”), così come le cartoline “saturate”, quelle immagini rievocatrici dei luoghi tradizionali del turismo di massa (con punti di vista standardizzati per permetterne l’immediata riconoscibilità), o quei romantici panorami nei quali i colori si accendono di “false” tonalità, con l’aggiunta di fonti di luce o fondali drammatici che le caricano di “valori” immediatamente consumabili, ma che risultano molto vicini al concetto di “parodia dell’esperienza estetica”. Nelle attuali tecnologie di fotoritocco la tecnica dell’HDR (estensione della gamma dinamica nella fotografia digitale) offre a mio parere ottimi esempi di “fabbricazione” del falso estetico.

Il problema è che l’unicità dell’opera d’arte, tradizionalmente intesa, non può essere di facile consumo, proprio per la sua “inafferrabilità”; ciò che si può sperimentare quindi è l’evento, godere di una copia, del falso, come parte di un percorso socialmente obbligato e “massificante”, collettivo.

Non è un caso che il kitsch sia spesso oggetto di rivalutazione; oggi bisogna sdoganare tutto per rendere qualunque cosa appetibile, consumabile da tutti i tipi di pubblico. Inevitabile in questo senso è il livellamento progressivo verso il basso, invece dell’avvio di un processo di diffusione, quanto mai necessario, dell’educazione all’arte e alle immagini.
Tuttavia resta da considerare il kitsch come fenomeno culturale ormai profondamente radicato, del quale è divenuto assai difficile tracciare i confini, e sul quale sono nate riflessioni, esperienze artistiche (la pop art e derivati su tutte) ma anche fenomeni popolari di assoluto interesse.

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